Edilizia green: quando la sostenibilità smette di essere una scelta e diventa uno slogan

Negli ultimi anni il concetto di edilizia sostenibile è entrato stabilmente nel linguaggio del settore. Incentivi, certificazioni, materiali innovativi e nuove tecnologie hanno contribuito a diffondere l’idea che costruire “green” sia ormai la norma.

Eppure, nella pratica quotidiana, il termine sostenibilità viene spesso utilizzato in modo superficiale, ridotto a una serie di elementi aggiuntivi piuttosto che a un approccio progettuale complessivo.

Il rischio è quello del greenwashing: interventi presentati come sostenibili solo perché rispettano parametri minimi o perché adottano soluzioni di tendenza, senza una reale valutazione dell’impatto nel tempo.

La sostenibilità non è solo efficienza energetica

Uno degli equivoci più diffusi è associare l’edilizia green esclusivamente alle prestazioni energetiche.

Un edificio efficiente, però, non è automaticamente sostenibile.

Bisognerebbe considerare:

  • il ciclo di vita dei materiali utilizzati
  • l’impatto ambientale del cantiere
  • la durabilità dell’edificio
  • la facilità di manutenzione
  • l’adattabilità nel tempo a usi diversi

Senza questa visione d’insieme, anche un progetto tecnologicamente avanzato può rivelarsi poco sostenibile nel lungo periodo.

Normative e sostenibilità: il minimo non è il massimo

Molti interventi vengono definiti green semplicemente perché conformi alle normative vigenti.

Ma la conformità non coincide con una scelta virtuosa: rappresenta solo una soglia di accesso.

La sostenibilità reale richiede spesso decisioni che vanno oltre l’obbligo normativo, e che implicano compromessi economici, progettuali e culturali.

Ed è proprio qui che il dibattito dovrebbe concentrarsi.

Recupero dell’esistente: una sfida più complessa di quanto sembri

La rigenerazione del patrimonio edilizio esistente viene spesso indicata come la soluzione più sostenibile. In teoria lo è. In pratica, è una delle operazioni più complesse: vincoli, costi imprevisti, limiti strutturali e burocratici rendono ogni intervento un caso a sé.

Raccontare il recupero come una scelta semplice e sempre vantaggiosa è un’altra forma di semplificazione che non aiuta né i professionisti né i cittadini.

Una questione culturale, prima che tecnica

Il vero nodo dell’edilizia green non è tecnologico, ma culturale.

Finché la sostenibilità verrà utilizzata come argomento di vendita e non come criterio di progetto, il rischio di greenwashing resterà alto.

Serve un cambio di prospettiva: meno slogan, più consapevolezza. Meno soluzioni standard, più responsabilità nelle scelte, perché costruire in modo sostenibile non significa costruire “alla moda”, ma costruire pensando al tempo, alle persone e al territorio.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.